L'Aia ha emesso un mandato d'arresto per Gheddafi
I giudici della Corte Penale Internazionale dell'Aia hanno accolto la richiesta del procuratore Louis Moreno Ocampo e hanno emesso un mandato di arresto internazionale per crimini contro l'umanità nei confronti del leader libico Muammar Gheddafi, il figlio, Seif al Islam, e il capo dei servizi segreti, Abdellah Senussi. La decisione si basa su 1200 pagine di prove raccolte dall'accusa. Leggi Libia, la guerra stolta di Giuliano Ferrara - Leggi Gheddafi il beduino

I giudici della Corte Penale Internazionale dell'Aia hanno accolto la richiesta del procuratore Louis Moreno Ocampo e hanno emesso un mandato di arresto internazionale per crimini contro l'umanità nei confronti del leader libico Muammar Gheddafi, il figlio, Seif al Islam, e il capo dei servizi segreti, Abdellah Senussi. La decisione si basa su 1200 pagine di prove raccolte dall'accusa, tra cui compaiono foto e registrazioni di testimoni e prigionieri torturati dagli uomini del regime del Colonnello. Gheddafi è il secondo capo di Stato, dopo il sudanese Omar el Bashir, su cui pende una richiesta di arresto internazionale. Il mandato potrà essere eseguito nei 116 paesi che hanno sottoscritto il Trattato di Roma il 17 luglio 1988 costitutivo della Cpi.
La Farnesina in una nota ha espresso soddisfazione per la rapidità e la serietà con cui la Corte penale internazionale ha dato esecuzione al mandato conferitole dal Consiglio di sicurezza con la risoluzione 1970 sulla situazione in Libia a partire dal 15 febbraio.
''Non è opportuno mettere altra benzina sul fuoco con la richiesta di portare Gheddafi come imputato alla Corte dell'Aja. Il colonnello non ci andrà, penso che rimarrà in Libia''. Lo dice all'Adkronos, monsignor Giovanni Innocenzo Martinelli, vescovo di Tripoli. ''Mi auguro che i negoziati possano avviarsi presto – spiega mons. Martinelli – siamo stanchi. Se non terminano i bombardamenti, che in questi ultimi tempi hanno fatto tante vittime è inutile insistere ad accusare Gheddafi. Stanotte a Tripoli non ci sono state bombe ma in altre zone della Libia le violenze continuano e la situazione non è chiara. Le bombe – conclude mons. Martinelli – non risolvono mai i problemi''.
Dal fronte non sembrano esserci grosse novità: il Rais, seppur indebolito, non è di certo vicino alla resa e le forze Nato non riescono a destabilizzare definitivamente il suo potere. Cosa facciamo se non ci sono vincitori né vinti? Un piano B ancora non è stato nemmeno pensato, mentre i ribelli ricevono soldi dalla Banca mondiale (e da molti paesi della Nato, Italia in testa) ma iniziano a spargere in giro voci su una sfiducia sempre più palpabile nei confronti dell’Alleanza atlantica, mossa abilissima per mettere ancora più in difficoltà una Nato che uscirà da questa guerra – lei sì – con le ossa rotte.
Oggi è il centesimo giorno di bombardamenti e dal primo giugno Toni Capuozzo è a Tripoli. Da lì ha aggiornato quotidianamente il suo diario raccontando le incursioni Nato, le battaglie dei ribelli, le code dei civili per gli approvvigionamenti di benzina, le fughe e i ritorni del leader libico Muammar Gheddafi [leggi il diario di Toni Capuozzo]
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